Sabrina ci aveva già avvisato in partenza che il seguito dell’acclamato Short n’ Sweet non sarebbe assolutamente stato un disco da educande. Non che l’album dello scorso anno fosse stato un progetto pudico, sia chiaro, ma con Man’s Best Friend, contrassegnato da una copertina che non ha mancato di suscitare polemiche prive di fondamento, l’ex-stella Disney alza il tiro in fatto di battute, sfoghi di carattere sessuale e frasi da quotare in giro per la rete. Il disco, al netto delle controversie di circostanza (affrontate senza battere ciglio) e dell’allure pruriginosa è in realtà un affare ben più malinconico, che parla di relazioni complicate, incontri insoddisfacenti e uomini da allontanare il prima possibile. Può piacere o meno, ma non si può non riconoscere a Sabrina un merito: quello di aver riportato del dibattito nel pop.
Se non siete al corrente del drama: Man’s best friend cominciato a far chiacchierare già due mesi e mezzo prima della sua uscita, quando a giugno la cantante statunitense ha pubblicato la copertina del disco. Nell’immagine, volutamente provocatoria, Sabrina Carpenter è a carponi mentre un uomo in giacca e pantaloni, il cui volto è nascosto nello scatto, le tira i capelli biondi (oltre a quella ufficiale c’è anche una copertina alternativa, uno scatto in bianco e nero che ritrae Carpenter abbracciata a un uomo: «Questa è quella approvata da Dio», ha scritto la popstar condividendo la cover “riparatoria”, prendendosi gioco delle critiche che le sono piovute addosso per l’immagine ufficiale). L’opinione pubblica americana davanti all’immagine si è divisa: da un lato chi ha sostenuto che «a 26 anni Sabrina Carpenter può fare ciò che vuole con il suo corpo», dall’altro quelli che l’hanno accusata di poca originalità e di strizzare l’occhio alle «pubblicità sessiste e disgustose degli Anni ’80». Sia quel che sia, il dato interessante è un altro: da quanto tempo non si parlava così tanto della copertina di un disco? E più in generale: da quanto tempo una popstar non divideva in questo modo?
Con un’estetica che depenna ogni traccia di contemporaneità a favore di un pop vintage fino al midollo, Sabrina offre risate che sanno più di auto-esorcismo, di un disperato tentativo di controllo per non finire come un cane, come il titolo che rappresenta l’album. Il risultato è un disco da cantare con le amiche senza prendersi troppo sul serio, ma con il puro scopo di divertirsi e, forse, togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Un intento che appare evidente nella scrittura di ogni brano, che a tratti potrebbe quasi essere scambiata per un pezzo di stand-up comedy. Come fanno notare i nostri carissimi amici di Variety: «Nel corso di tre album, Sabrina Carpenter e la coautrice Amy Allen sono diventate quasi un duo comico». Con Man’s best Friend è chiamata a dimostrare di non essere solamente una meteora. Perché sì, è vero, il precedente Short n’ sweet era il suo sesto album in studio, ma prima di Espresso e Please please please, i tormentoni che l’hanno resa una star, in pochi sapevano associare al nome di Carpenter il volto della cantante di Quakertown, Pennsylvania. Con quell’immagine da Lolita in bilico tra innocenza e sensualità, tra emancipazione e sessualizzazione, Carpenter si è presa il pop. Con le dodici canzoni contenute in questo album, ora, Carpenter porta il suo personaggio all’apice, se volete anche estremizzandolo.

